Gli attacchi di panico secondo l’Aipap

L’attacco di panico può essere considerato inizialmente un limite che attiva la consapevolezza, una porta di accesso alla conoscenza di sé, uno stato doloroso e pauroso che irrompe nella vita di una persona e la stravolge. Chi vive questa esperienza si trova suo malgrado, inaspettatamente, catapultato, transitoriamente, in qualcosa che non riconosce più come il proprio corpo e il proprio pensiero.

I sintomi improvvisi: il cuore che batte, il nodo alla gola, il senso di soffocamento, il bisogno di scappare, la sensazione di distacco, i brividi, la paura di impazzire, la paura di morire, l’offuscamento mentale, irrompono in uno spazio che fino a poco tempo prima si pensava di conoscere e di cui un istante dopo ci si sente in balia e non si riconosce.

Che cosa significano gli attacchi di panico

Questo stato di funzionamento psicofisico così “prepotente” e “intrusivo” è in realtà un esplosione vitale funzionale e necessaria, in molti casi, alla sopravvivenza dell’individuo.
L’attacco di panico scatena una commistione di emozioni e pensieri che lascia l’individuo sfiancato e sfinito, che, a posteriori, sa dire da dove è partito ma ha difficoltà a definire in quale spazio nuovo è approdato e mantiene un atteggiamento timoroso e di paura verso ciò che sta vivendo e che, dapprincipio, ritiene che non gli appartenga.
Così come il bimbo appena nato si sposta da uno spazio sicuro e conosciuto e viene alla luce dolorosamente e timidamente e da quel momento inizia una vita diversa da quella vissuta precedentemente, allo stesso modo, attraverso l’attacco di panico l’individuo si accorge, in modo “esplosivo”, di esistere e da quel momento inizia, secondo il nostro punto di vista, la presa in carico totale di se stesso.
Lo stato del panico è quindi paragonabile proprio ad una seconda nascita.
In quest’ottica l’attacco di panico viene considerato come un’opportunità per l’individuo di iniziare a prendersi cura di sé attraverso un percorso che parte dal riconoscimento dell’esistenza di un corpo che sente e di una mente che ascolta questo corpo senza spaventarsene.

Come avvengono gli attacchi di panico

Durante l’attacco di panico entra in funzione il meccanismo automatico che prepara il corpo all’azione o all’inazione. La psicologia americana chiama le possibili reazioni con tre F: Fight, Flight or Freeze. La prima F, fight, sta per la reazione di attacco. La seconda F, flight, sta per la reazione di fuga. L’ultima F, freeze, sta per la reazione di blocco. Tutte e tre queste reazioni hanno la loro ragion d’essere in natura, quando il corpo si mette in funzione automaticamente, senza passare per i centri nervosi superiori, consentendo una reattività immediata, cioè non mediata. L’afflusso di adrenalina nel corpo rende possibile una di qualsiasi di queste reazioni, ma quale di queste reazioni intervenga alla fine dipende dal cervello e dalla sua interpretazione della situazione. Nel caso dell’uomo tale interpretazione spetta ai sistemi centrali superiori, la neo-corteccia, che possiamo assimilare abbastanza, ai fini di questa spiegazione, alla componente mentale. In ogni caso la sensazione, percepita nel corpo, è di allarme ed è a partire da questa urgenza che viene fatto un esame della situazione e di conseguenza viene fatta detonare una delle tre reazioni possibili.
Quello che avviene nell’attacco di panico è essenzialmente la stessa cosa, solo che l’evento scatenante è più spesso un pensiero che non una circostanza esterna. Spesso il pensiero è inconscio, per cui non di rado il soggetto sperimenta prima di tutto nel corpo la sensazione di allerta di cui sopra. Quindi il corpo si comporta come una cassa di risonanza per i pensieri inconsci. Per questo motivo l’attacco di panico rappresenta un’opportunità per l’individuo di capire meglio sé stesso: sapere di più per fare le proprie scelte in modo consapevole.

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