Attacchi di Panico e dintorni: riflessioni

“Tutto all’improvviso, con grande rumore. La mente vacilla e tutto si trasforma negativamente e spaventosamente. Il corpo esplode, con potenza devastante e la mente, non riesce a contenere e registrare contemporaneamente tutto quel gran fracasso…”
In una concezione olistica “psiche-soma”, ogni sintomo fisico è, contemporaneamente, espressione e segnale di un vissuto psichico mai elaborato mentalmente ma fermatosi a livello di semplice registrazione di percezioni e sensazioni che non sono “dicibili”, comunicabili, poiché non ancora elaborate consapevolmente. Queste percezioni e sensazioni sono, quindi, “vivibili” o rappresentabili solo a livello somatico. Questa commistione di sintomi, questa “intrusione fisica” è vissuta dall’individuo come un crollo della propria persona, come una perdita di controllo devastante, in quanto, viene avvertita come privazione della propria capacità di esser-ci con se stessi, come essere altro da sé.
Allo stesso tempo “essere senza paura, privi di angosce, invulnerabili al panico, significa perdita dell’istinto, perdita di connessione con Pan” J. Hillman (1977, Adelphi) nel suo “Saggio su Pan” descrive un personaggio mitologico potente e spaventoso che governa la natura. Il dio Pan è una mostruosa creatura che abita i boschi e le caverne dell’Arcadia e protegge greggi e pastori, se disturbato, produce urla terrifiche che generano, in chi le ascolta, paura e sgomento. La natura di Pan è duplice, da un lato puro istinto e potenza naturale incontrollata e, allo stesso tempo, sensibilità e protezione. L’attacco di panico, metaforicamente, può essere assimilabile, nel suo meccanismo di funzionamento, a questa figura mitologica. Il panico, in questa accezione, da un lato, funzionerebbe come limite, la paura, l’angoscia percepite, sottolineano il senso della finitezza e dell’impotenza umana , dall’altro, l’attacco di panico agirebbe come spinta vitale, in quanto la valenza esplosiva dei sintomi obbliga la persona a dare attenzione a se stessa, al proprio istinto.
Questa esperienza così traumatizzante attiva un dialogo interno, una ricerca di significati, specie se vissuta in modo propositivo.
L’attacco di panico non è una malattia! E’ un’esperienza di dolorosa crisi e di malessere personale che si attiva e riattiva ogni qualvolta la persona si allontana da se stessa e si “dimentica” di esistere. Come l’urlo di Pan terrificante genera paura in chi lo ascolta, allo stesso modo nell’attacco di panico, il corpo, con tutte le sue manifestazioni somatiche “fuori controllo”, infonde un senso di terrore in chi vive questa esperienza.
Con l’attacco di panico la mente vacilla, la persona non si sente capace di badare a se stessa in quanto, proprio quella mente che agiva come contenitore di sensazioni più o meno angoscianti e primitive, ora sembra non essere più in grado di arginare le violente scosse di sensazioni percepite come estranee. La persona, quindi, perde sé stessa come punto di riferimento e l’angoscia di morire e di impazzire prendono il sopravvento. Paradossalmente, quel corpo vissuto come estraneo in quanto portatore di sintomi incontrollabili, diviene l’unico punto di riferimento, l’unico mezzo a cui aggrapparsi, in un marasma psicoemotivo. Superata la tempesta, si raccolgono i pezzi di un’esperienza che lascia il segno e indica una direzione caratterizzata da paura di non farcela, timore di non riuscire a vivere, orrore per se stessi, sconforto, senso di incapacità. Inizia, allora, la ricerca vana di un rimedio, di una soluzione esterna, della panacea, del miracolo perché tutto questo non si ripeta.
Ma è proprio nella ricerca del “guaritore esterno” che la persona si depotenzia e si delegittima e deresponsabilizza rispetto a se stessa e al proprio spazio psichico e mentale. Nel considerarsi malata la persona accetta implicitamente di avere poche risorse per poter effettivamente affrontare l’esperienza del panico. Trovare un ausilio, iniziale, esterno (sia esso psicoterapia, farmaco più psicoterapia) è fondamentale per facilitare il dialogo, interrotto o forse mai iniziato, con se stessi, con l’obiettivo di comprendere il proprio panico e non subirlo.

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